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Risorse umane: nel 2013 l’HRM si fa sempre più social

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social media idee

Alla luce dell’enorme crescita fatta registrare dai social network nel 2012, molte aziende hanno cominciato ad applicare le dinamiche social ai loro strumenti di gestione delle risorse umane. Il 2013 si preannuncia un anno importante per lo sviluppo del Social HR, un anno in cui la parola “social” passa dall’essere una parola d’ordine a un imperativo di business.

Secondo la rivista Forbes, le aziende che non abbracceranno le dinamiche social applicandole ai propri sistemi di HRMS, nel 2013 e negli anni a venire, non solo dovranno lottare per trattenere i dipendenti, ma avranno anche difficoltà a sopravvivere in un mercato sempre più connesso e in rapida evoluzione, che ruota  sempre più intorno ai social network.

L’utilizzo di strumenti social per la gestione delle risorse umane è qualcosa che va oltre il social recruiting: il social HR consiste infatti in una serie di metodologie che consentono di aumentare sensibilmente la motivazione dei dipendenti e la loro produttività, migliorando al tempo stesso l’immagine dell’azienda sul mercato.

Secondo una ricerca intitolata State of Social Technology and Talent Management e commissionata da SilkRoad, il 75% dei 290 esperti di risorse umane intervistati pensa che la propria azienda, per la comunicazione interna ed esterna, utilizzi strumenti social insufficienti.

Nell’ambito dei social media, si stanno rapidamente diffondendo alcuni nuovi trend che potrebbero costituire dei validi strumenti per chi si occupa di HR.

Tra questi vi è la cosiddetta “gamification”, ossia l’applicazione di dinamiche tipiche dei giochi (livelli, premi e punti) a contesti esterni al gioco, quali appunto la gestione delle risorse umane. Questi strumenti sono in grado di creare un forte engagement nei dipendenti, sempre più spronati a migliorarsi e propensi, in seguito, a condividere i propri successi sui canali social.

Un altro fenomeno in crescita è il personal branding: il classico curriculum sta progressivamente cedendo il posto alla capacità degli utenti di “vendere” se stessi e proporsi sul mercato del lavoro come un vero e proprio brand. Per chi si occupa di recruitment, infatti, il numero di follower su twitter del candidato, la sua frequenza di condivisione e la qualità dei contenuti, il suo modo di presentarsi online attraverso i canali social o video personali, stanno guadagnando una sempre maggiore importanza.

A tal proposito, si è affermato recentemente uno standard di misurazione della capacità di “influenza digitale” del candidato sulle principali piattaforme social: si tratta del Klout score, un punteggio che va da 0 a 100 e che premia gli utenti più attivi sui canali social.

Si sta rendendo sempre più necessario quindi per le aziende promuovere una cultura social che sappia trasmettere nuovi valori nei dipendenti, stimolandoli a migliorarsi costantemente per il bene proprio e dell’organizzazione.

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